Archive for the ‘Java’ Category.

Agile day 2008 - appunti di viaggio


Agile day

Sì, va bene, avrei voluto commentare in diretta l'Agile day 2008, ma non ci sono riuscito per merito degli organizzatori: troppe le cose interessanti da seguire per poterle riportare immediatamente!
Cercherò quindi di dare il mio personalissimo riassunto a posteriori, che intende essere più un taccuino di viaggio che un'analisi accurata dei tantissimi stimoli ricevuti nella manifestazione. I protagonisti dei vari incontri non me ne vogliano se non sono riuscito a recepire esattamente quanto volevano esprimere :-)

Agile e pragmatic: sinonimi o contrari?

La giornata è iniziata discutendo su "Agile e pragmatic: sinonimi o contrari?". Stimolo per il dibattito è stato un comune sentire che si sta facendo strada nell'ambiente Agile, emergente anche dagli ultimi thread della mailing list XP-it (e su cui mi sono permesso di scrivere un breve post). La sensazione è che nelle pratiche agili ci sia qualcosa da rivedere, pur non essendoci accordo sul cosa. Qualcuno pone l'accento sul dogmatismo con il quale esse sono a volte presentate. Altri sul fatto che, come in tutti i fenomeni diventati di massa, ci siano state delle cattive interpretazioni. Un altro dubbio riguarda la possibiltà di applicare solo in parte queste tecniche, senza che la mancata introduzione di una renda inutili tutte le altre. I più maligni (che però non hanno preso parte all'Agile Day ;-) ) arrivano a supporre che qualcuno abbia sfruttato la moda per interesse personali. La mia modestissima opinione è che effettivamente alcuni punti cardine dello Sviluppo Agile possano generare dei dubbi. In primo luogo mi chiedo se il design emergente sia in ogni situazione un valido sostituto del design preventivo, termine con cui non intendo la produzione di valanghe di documentazione e grafi UML che descrivono ogni metodo del progetto, ma una fase di analisi del "cosa fare" e "come farlo" proporzionale all'entità dell'impresa, analisi che potrebbe richiedere anche la generazione di documentazione di corredo. Mi domando inoltre se la programmazione agile sia veramente alla portata del programmatore medio, o richieda delle capacità fuori dal comune.
La maggiore prova a sostegno della bontà dell'approccio agile penso comunque sia stata portata da Simone Genini. Se un imprenditore come lui, che non fonda il proprio business sulla evangelizzazione dell'agilismo, bensì sulla consegna al cliente di codice funzionate, continua a scommettere da anni, pare anche con successo, su questi metodi di lavoro, allora si potrebbe financo pensare che funzionino veramente! ;-)

Refactoring di codice Legacy

La mia seconda tappa è stata il bellissimo workshop di Tommaso Torti e Fabiana Romagnoli su "Refactoring di codice Legacy". Cosa ho imparato? Che anche il refactoring deve misurarsi con il tempo e le risorse a disposizione. Il codice proposto presentava infatti diversi aspetti suscettibili di miglioramento, ma un limite insuperabile era costituito dai venti minuti a disposizione. Ci si poteva concentrare sull'eliminazione di numerosi "if" tramite l'utilizzo del polimorfismo, oppure lavorare sulla chiarezza del codice cancellando duplicazioni, rinominando variabili ed assegnando correttamente le responsabilità alle classi. Il primo refactoring sarebbe stato sicuramente più pirotecnico, ma probabilmente non avremmo avuto né il tempo, né le energie (ci siamo alzati alle cinque) per portarlo a termine. Il secondo, molto più banale, aveva invece il vantaggio di riuscire comunque a consegnare valore al cliente (nel nostro caso Tommaso e Fabiana) nel tempo stabilito.

Tool for agile planning and estimation

Altro workshop molto interessante è stato quello condotto da Simone Casciaroli. Lo strumento per la pianificazione agile proposto, chiamato ora Stuffplanner, pur essendo in versione alpha, ci è sembrato molto potente. Cosa ho imparato? Tutto, dato che sono assolutamente un novizio della pianificazione agile. Ecco i miei appunti ad uso principianti.

- E' importante suddividere il progetto in "storie" quanto più indipendenti fra loro al fine di evitare che una di esse costituisca un collo di bottiglia per lo sviluppo delle altre. Esse dovrebbero inoltre essere "verticali", ovverosia comprendere una funzionalità completa, dalla GUI al DB, per rappresentare una unità atomica di valore rilasciabile al cliente. In tal modo questi potrà valutarne correttamente la priorità all'interno della fase di pianificazione ed avremo sempre dei rilasci che aggiungono valore al prodotto.

- Un formato standard per le storie è: As a....I want...so that.....
As a... indica lo scenario di utilizzo che si immagina per la storia, per esempio Come utente esperto.
I want... indica il contenuto vero e proprio della storia, per esempio io voglio cercare un libro per ISBN.
Nella clausola so that.. si dovrebbe rendere esplicito il valore che la storia possiede per il cliente, al fine di aiutarlo nell'attribuzione del giusto peso durante la fase di pianificazione. Nel nostro esempio avremmo così da poter comprare un libro in brevissimo tempo.

- Una storia non dovrebbe occupare il team per più di due giorni, per evitare che il grafico di avanzamento lavoro (burndown chart) rimanga stabile per troppo tempo, abbassando il morale degli sviluppatori.

- La stima di una storia dovrebbe essere svolta preferibilmente in "story point", una misura di difficoltà relativa. Per esempio, "se si indica con 1 la difficoltà di sviluppo della storia più semplice, allora la storia X avrà peso 7". Il passaggio dagli "story points" al tempo reale dovrebbe essere realizzato analizzando lo storico delle iterazioni precedenti. Alla prima iterazione occorre solo confidare nell'esperienza dei membri del team. :-)

- La stima di una storia non è un valore singolo, ma una curva di probabilità di consegna: suppongo che non ci sia alcuna probabilità di realizzare la storia in meno di x story point (valore minimo), mi aspetto che ne serviranno y (valore atteso), penso di essere certo di consegnarla dopo z story point (valore massimo). Tutti gli elementi del team esprimono queste tre valutazioni. Per determinare il peso da assegnare alla storia, che è un singolo numero, si possono scegliere diverse funzioni di interpolazione di questi dati, fissando inoltre una soglia di rischio: ad esempio potrei scegliere il valore della curva di probabilità che mi garantisca una affidabilità dell'80%. Uno strumento come Stuffplanner è di ausilio in questa fase.

- Se è ovviamente importante non sottostimare le storie, è altrettanto pericoloso sovrastimarle. Il team, infatti, vedendo che la propria velocità è molto maggiore del previsto potrebbe rilassarsi troppo e perdere concentrazione.

Processo al database server relazionale

Purtroppo ho potuto assistere solo ai momenti finali di questa divertente presentazione/rappresentazione, svolta con notevole capacità teatrale. Due brevi note da innocentista.
Come prova a carico del DB relazionale è stata portata una stored procedure, realmente messa in produzione, che occupava diverse pagine. A mio avviso le stored procedure non hanno un legame essenziale, oserei dire ontologico, con la struttura di un DB relazionale. Sono solo un posto, quasi sempre sbagliato, dove mettere del codice che lavora sui dati relazionali. La loro esistenza non è strutturalmente legata a tale modello. Il fatto che molti programmatori poco avveduti ne abbiano abusato non è sufficiente a dire che il modello relazionale sia negativo.
Un'altra critica mossa al DB è quella che lo vorrebbe d'impiccio nella fase di stesura dei test. Se da un lato questo è sicuramente vero, dall'altro occorre forse ristabilre una giusta proporzione tra le cose. Ricordiamo sempre che i test non sono un fine, ma solo un mezzo. Dobbiamo trovare il modo per testare meglio l'uso del DB, cercando di evitare che la parte di accesso ai dati contenga troppa logica, ma ciò non può scalfire la validità dell'approccio relazionale nella grande maggioranza dei casi.
Quando qualcuno parla male dei database, io ricordo sempre che lavoro da anni su un DB che è stato alimentato, interrogato e spippolato da programmi scritti in una decina di linguaggi diversi. I linguaggi sono cambiati, i programmi sono stati riscritti, ma la struttura del DB, ben congegnata, è rimasta. Diceva Cicerone Programmata volant, Datarum Basae manent :-D

Uso dei Kanban, ovvero quando stimare è impossibile

Questo è stato il titolo di un open space fuori programma tenuto da Gabriele Lana.
Se non ho inteso male, il punto di vista di Gabriele è il seguente. In particolari situazioni, dove ad esempio il dominio del problema sia particolarmente difficile o inusuale, oppure dove vi sia una grossa dipendenza da programmi o prodotti sviluppati da terzi fuori dal nostro controllo, effettuare delle stime dei tempi di realizzazione è semplicemente impossibile. Non solo, ma la stima potrebbe risultare controproducente rispetto all'affidabilità del software. I programmatori potrebbero infatti cercare di abbassare la qualità (copia e incolla selvaggio, mancata stesura di test, design approssimativo e mancanza di refactoring) pur di rimanere all'interno dei tempi previsti. In questi casi l'approccio migliore sarebbe quello di stendere delle user story, che potremmo ora definire Kanban, che avrebbero solo la funzione di ordinare i lavori in base alla priorità e determinare lo stato di avanzamento degli stessi.
E la stima di tempi e costi? Visto che in ogni caso in queste situazioni una qualsiasi stima sarebbe solo una bugia, meglio concordare con il cliente un tipo di contratto flessibile, con punti di verifica frequenti ove poter eventualmente cambiare direzione.

Conclusioni

L'agile day si è confermato un grande evento. Un grosso ringraziamento a chi si è preso l'onere dell'organizzazione ed un arrivederci all'anno prossimo!!!

Design Object Oriented: Factory method

Spesso ci accontentiamo di scrivere programmi funzionanti e questo sarebbe già un successo, direbbe qualcuno. ;-) A volte però non ci accorgiamo che i nostri programmi, anche se svolgono il loro compito, non contengono un codice elegante, non hanno cioè un buon design. La ricerca dell'eleganza del codice non è un mero esercizio estetico. Scrivere bel codice significa avere programmi facili da comprendere, quindi facili da cambiare e da correggere.
Vedremo qui e nei prossimi post alcune tecniche che, se bene applicate, possono aiutarci a raggiungere questi obiettivi.
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Un diverso application server su AS400

Forse non tutti sanno che, a partire dal V5R4, è disponibile su AS400 - iSeries un application server diveso da Tomcat e dal tristemente noto Websphere (per gli amici WebPallaAlPiede).
Si chiama "IBM Integrated Web Application Server for i5/OS", ed è l'application server sfruttato da IBM web query.
In attesa di provarlo, vi rinvio alla documentazione ufficiale IBM.

Incomincia la collaborazione con mondoinformatico.info

Con un articoletto su Java inizia la mia collaborazione con mondoinformatico.info. Ho intenzione di pubblicare su questa giovane testata on-line una serie di piccoli suggerimenti su Java e Scala. Restate connessi ;-)

Questo articolo partecipa al link contest di mondoinformatico.info.

Come eseguire un comando AS400 tramite JDBC/ODBC

In un precedente post abbiamo visto come eseguire un programma AS400 tramite JDBC/ODBC. Occupiamoci ora di come eseguire un comando tramite questa interfaccia.
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Come richiamare un programma AS400 da Java o Access

E’ possibile richiamare un qualsiasi programma AS400 da una connessione JDBC utilizzando lo statement SQL CALL. Questo non solo dal Toolbox for Java, ma, teoricamente, da una qualsiasi connessione ODBC/JDBC.
Se non si devono ricevere dei parametri di ritorno dal programma, non è necessario creare anticipatamente una definizione di Stored procedure, altrimenti occorre prima definire la procedura con lo statement SQL CREATE PROCEDURE.
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ANT su AS400 - seconda puntata

In un precedente post ho parlato della configurazione di ANT su AS400. Manca ora l'indicazione di come richamare ANT (ma la cosa vale per un qualsiasi script QSH) dall'interno di un programma CL.
Il comando QSH (o QSH) se invocato senza parametri apre una sessione QSH interattiva. Come abbiamo visto l'ambiente di tale sessione viene inizializzato tramite il file /etc/profile, da un eventualmente file .profile presente nella home dell'utente e dal file indicato nella variabile di ambiente ENV.
A QSH possiamo passare anche un comando da eseguire. In questo caso, però, gli script di inizializzazione vengono ignorati, ad eccezione di quello indicato nella variabile ENV. Per far funzionare il tutto dobbiamo quindi scrivere in un CL:

ADDENVVAR  ENVVAR(ENV) VALUE('/etc/profile') REPLACE(*YES)
QSH ('cd /my/dir/with/build; ant')

Come estrarre un sottoinsieme di classi dal Toolbox for Java

L'IBM Toolbox for Java è una libreria di classi utili al collegamento a sistemi AS400.
Esso è un programma su licenza gratuito, che viene installato nell'IFS di AS400 alla posizione
/QIBM/ProdData/HTTP/Public/jt400/lib/jt400.jar
Viene anche distribuito con iSeries Access (Client Access) e non richiede licenza per il suo utilizzo.
L'installazione di  default avviene nel percorso:
C:\Programmi\IBM\Client Access\jt400\lib\jt400.jar
Esite anche una versione open source del Toolbox, detta JTOpen.
Il pacchetto sicuramente più sfruttato del toolbox è il driver JDBC per il collegamento con AS400. Non tutti sanno che se si desidera utilizzare solo tale funzionalità è possibile ridurre la dimensione del file jar estraendo solo le classi necessarie. Il comando da utilizzare sarà simile al il seguente:

java -cp jt400.jar utilities.AS400ToolboxJarMaker -component JDBC -ccsid 1144

In questo caso estraiamo le classi necessarie al dirver JDBC per la code-page italiana (1144).

ANT su AS400

AntMi sono trovato a dover usare ANT su AS400 tramite QShell. Per poter far funzionare questo strumento in modo corretto, dopo aver copiato il contenuto di una installazione standard di ANT in una qualsiasi cartella dell'Integrated File System di AS400 (nel nostro esempio /pippo/ant), è necessario immettere qualche piccola configurazione nel file /ect/profile.
E' possibile modificare o creare ex novo tale file ad esempio tramite il comando EDTF '/etc/profile', impostandolo quindi in un modo simile al seguente:

#Modificare l'impostazione seguente con la versione voluta di JDK
export JAVA_HOME=/QIBM/ProdData/Java400/jdk14      

export ANT_HOME=/pippo/ant
export PATH=:$ANT_HOME/bin:$PATH  

#Non c'entra con ANT, ma diamo un aspetto migliore al promt QSH
PS1='$PWD'\>

Linguaggi statici e dinamici: paure o problemi?

Da tempo si sente l'esigenza di superare il linguaggio Java per rendere la programmazione più flessibile, agile e, se possibile, vicina al linguaggio naturale. Molti hanno individuato la ragione della rigidità di Java nella sua tipizzazione statica e si sono pertanto rivolti a linguaggi dinamici. Questa scelta presenta comunque alcuni problemi.
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