Basta con le presentazioni pseudo-Zen

Se fino a qualche anno fa l'incubo di chi aveva l'avventura di assistere ad una presentazione era costituito dalle trasparenze con un'enorme densità di microscopici caratteri, ora lo spauracchio maggiore è divenuto quello della presentazione pseudo-Zen. Non che le prime siano scomparse, ma le seconde costituiscono una minaccia molto più insidiosa.
In alcuni casi, infatti, le presentazioni che ammassano sullo schermo valanghe di dati potrebbero almeno divenire, una volta stampante, una sorta di riassunto di quanto ascoltato. (Sì, so benissimo che i Guru delle presentazioni lo sconsigliano, ma in quindici anni da spettatore ho sempre trovato molto comodo avere la stampa di quanto ho visto, e non di altro, per aiutarmi a richiamare i concetti sentiti dall'oratore).
Le nuove cool slides non hanno invece neppure questa utilità residuale. Si cerca di scimmiottare lo Zen della presentazione senza comprenderne uno degli aspetti fondamentali. Le immagini devono suscitare emozioni positive da associare ai concetti esposti per chiarirli, farli accettare e facilitarne la memorizzazione. Nello pseudo-Zen, invece, ci si scontra con due problemi. In primo luogo spesso non ci sono concetti, ma un puro compiacimento estetico. Secondariamente il collegamento, emotivo prima ancora che logico, tra l'immagine ed il contenuto risulta labile e poco efficace.

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